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Tasso occupazione: poco prima della Sicilia una località del Madagascar e dopo la Guyana in Amazzonia

La classifica 2020 nell’Ottavo Rapporto sulla Coesione Economica, Sociale e Territoriale della Commissione europea, inerente 240 regioni per tasso di occupazione, vede in fondo Mayotte in Madagascar e poi a salire: Calabria, Sicilia e Guyana francese in Amazzonia

La classifica 2020 delle 240 regioni per tasso di occupazione* vede in fondo Mayotte in Madagascar e a seguire appena sopra, la Calabria, Sicilia e Campania. Dopo a salire abbiamo la Guyana francese in Amazzonia. La Calabria è la regione europea con i dati peggiori: una media di occupazione del 32,1%. Tutte le altre regioni con il minor tasso di occupazione sono in Italia e in Grecia. Penultima è la Grecia centrale 32,2%, seguita da Sicilia 33,3%, Campania 37,6% e Macedonia occidentale 37,8%. E le regioni italiane considerate tra le zone con il peggior tasso di occupazione a tre anni dalla laurea sono sempre: Calabria e Sicilia.

Questi e altri dati sono stati raccolti nell’Ottavo Rapporto sulla Coesione Economica, Sociale e Territoriale della Commissione europea, che ha preso in considerazione anche i numeri del mercato del lavoro relativi al 2020 nella popolazione europea da poco laureata di età compresa tra i 20 e i 34 anniSulla base dell’analisi contenuta nell’ottava relazione sulla coesione, la presente comunicazione illustra i principali cambiamenti a livello di disparità territoriali nel corso del decennio passato e il modo in cui le politiche hanno influenzato tali disparità. Essa sottolinea il potenziale delle transizioni verde e digitale come nuovi motori di crescita per l’UE, ma sostiene che senza azioni politiche adeguate potrebbero sorgere nuove disparità economiche, sociali e territoriali. Infine essa propone una riflessione su come la politica di coesione dovrebbe evolversi per rispondere a queste sfide e in particolare su come garantire che approcci basati sul territorio, multilivello e guidati da partenariati continuino a migliorare la coesione, sfruttando le sinergie e integrando gli obiettivi di coesione all’interno di altri strumenti e politicheLa relazione valuta la coesione economica, sociale e territoriale nell’UE. Mostra che le regioni meno sviluppate stanno recuperando terreno, ma che molte regioni in transizione sono rimaste bloccate in una trappola dello sviluppo. Inoltre, il crescente divario di innovazione renderà più difficile recuperare il ritardo per entrambi i tipi di regione. A livello dell’UE, i tassi di occupazione sono ora più elevati rispetto a prima della crisi economica del 2008, ma le disparità regionali sono ancora al di sopra del livello pre-crisi”.

Ritornando alla classifica, a salire dopo la la Guyana francese in Amazzonia, troviamo la Puglia e poi Basilicata, Sardegna e Molise. La Basilicata con il 39,9%, seguita dalla Tessaglia, regione della Grecia centrale con il 41,2%, poi la Puglia 41,5%, la Sardegna 42,7% e l’Egeo meridionale (Grecia) 45,4%. Tra le 16 regioni Ue in fondo alla classifica per tasso di occupati nella fascia d’età tra i 20 e i 64 anni, ben sette sono italiane.

Più in generale, i numeri relativi alla predetta classifica 2020 dicono che le dieci zone europee con i dati peggiori a tre anni dalla laurea sono tutte in Italia e in Grecia. La media di occupazione nei 27 Paesi membri dell’Unione Europea, a tre anni dal conseguimento della laurea, nel 2020 era del 78,7%. Quella italiana si era fermata al 56,8%. In Belgio la percentuale era dell’82,9, in Germania del 90,5, in Francia del 74,9 e in Spagna del 69,6.

Tra quelle italiane la prima in alto nella classifica è la Provincia di Bolzano al 77,2%, ma pur sempre al 76esimo posto, a scendere l’Emilia-Romagna 73,8% e poi la Provincia di Trento 72,9%. Queste regioni italiane sono comunque considerate tra quelle che si collocano sopra la media europea, pari 72,5%. La Lombardia è risultata al di sotto tale media, al 152esimo posto e 71,9%. Si mantengono su simili livelli il Friuli-Venezia Giulia 70%, l’Emilia-Romagna 71,4%, la provincia autonoma di Trento 71,5% e il Veneto sopra la media con 74%. Le regioni con numeri poco superiori a quelli in basso, greci e italiani, si trovano in Spagna, in particolare le isole Canarie 47,5% e le Asturie 48,7%. Le regioni italiane con tasso di occupazione al di sotto della media nazionale del 56,8% sono anche Lazio 53,4% e Umbria 54,9%.  Mentre lo superano Abruzzo 59,9%, Liguria 60,2%, Marche 61,7%, Piemonte 64%, Toscana 66,7%.

Le regioni europee con i dati migliori, sopra il 95%, si trovano in Germania, Repubblica Ceca e nei Paesi Bassi. In cima alla classifica – a parte l’arcipelago delle Åland, provincia autonoma finlandese con meno di 30mila abitanti e primo per percentuale di occupati con l’86,5%, ci sono solo nomi di regioni tedesche fino all’undicesima posizione. Solo Stoccolma capitale della Svezia, riesce a “bucare” il blocco tedesco, piazzandosi sesta con l’83,8%.

* Il tasso di occupazione, in economia e statistica, è un indicatore statistico del mercato del lavoro che quantifica l’incidenza della popolazione che ha un’occupazione sul totale della popolazione e si calcola come rapporto percentuale tra il numero di persone occupate e la popolazione. Il tasso di disoccupazione si calcola mettendo in rapporto percentuale (si esegue una semplice divisione e si moltiplica per cento) il numero dei disoccupati e il totale della forza lavoro. Per forza lavoro si intende l’insieme degli individui dai 15 ai 64 anni che hanno una occupazione o la cercano.

Adduso Sebastiano

(le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

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