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Oltre 10 milioni di euro sequestrati a mercante d’arte

La Direzione Investigativa Antimafia di Trapani, ha eseguito un decreto di sequestro beni finalizzato alla confisca, emesso dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo, a carico di un 78enne mercante internazionale d’opere d’arte e reperti di valore storico-archeologico

La Direzione Investigativa Antimafia di Trapani, ha eseguito un decreto di sequestro beni finalizzato alla confisca, emesso dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo, a carico di Giovanni Franco Becchina, 78enne, noto mercante internazionale d’opere d’arte e reperti di valore storico-archeologico.

Il provvedimento della Sezione Penale e Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani accoglie la ricostruzione accusatoria della formazione illecita dell’intero patrimonio del proposto e consolida il sequestro operato nel 2017 aggredendo beni per un valore di oltre 10 milioni di euro. Il prevenuto – in passato – è stato titolare anche di imprese operanti in Sicilia in diversificati settori commerciali, quali: vendita di cemento, produzione e distribuzione di generi alimentari e di olio d’oliva.

LE INDAGINI

Le indagini condotte dalla Direzione Investigativa Antimafia, sotto il coordinamento della Procura di Palermo, hanno dimostrato “che per oltre un trentennio il proposto avrebbe accumulato ricchezze con i proventi del traffico internazionale di reperti, molti dei quali trafugati clandestinamente nel più importante sito archeologico di Selinunte (TP) da tombaroli verosimilmente al servizio di cosa nostra. Emblematico è risultato il ruolo del mercante d’arte nella custodia di migliaia di reperti archeologici risultati provenienti da furti, scavi clandestini e depredazioni di siti, stipati in cinque magazzini individuati a seguito di rogatoria internazionale nella città elvetica di Basilea”.

L’uomo originario di Castelvetrano, in provincia di Trapani, è stato titolare in passato anche di una galleria d’arte a Basilea, in Svizzera, nonché di imprese operanti in Sicilia, patrimonio che era stato sottoposto a sequestro preventivo nel novembre 2017. Tra le accuse che avrebbe finanziato il super boss mafioso, il latitante Matteo Messina Denaro.

Oltre 10 milioni di euro sequestrati a mercante d’arte

Secondo la ricostruzione degli investigatori della DIA di Trapani, incaricati delle indagini, per oltre un trentennio avrebbe accumulato ricchezze con i proventi del traffico internazionale di reperti archeologici, molti dei quali trafugati clandestinamente nel più importante sito archeologico della Sicilia (Selinunte) da tombaroli al servizio di cosa nostra.

Alle indagini aveva collaborato la Polizia giudiziaria elvetica, attivata dalla Procura della Repubblica di Palermo con rogatoria internazionale.

A gestire le attività illegali legate agli scavi clandestini ci sarebbe stato l’anziano patriarca mafioso Francesco Messina Denaro, poi sostituito dal figlio latitante Matteo Messina Denaro.

Secondo alcuni collaboratori di giustizia, ci sarebbe stato proprio Francesco Messina Denaro Francesco, dietro il furto del famoso Efebo di Selinunte, statuetta di grandissimo valore storico archeologico trafugata negli anni Sessanta e poi recuperata.

Il ruolo del mercante d’arte nel fiorentissimo traffico internazionale di reperti archeologici, di durata trentennale, era stato attestato nella sentenza emessa il 10 febbraio 2011 dal GUP di Roma, mentre l’esistenza di cointeressenze economiche con esponenti di spicco della consorteria mafiosa, oltre che dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia (Rosario Spatola, Vincenzo Calcara, Angelo Siino, Giovanni Brusca) era stata accertata, in via definitiva, dal Tribunale di Agrigento che, al termine del procedimento di prevenzione celebratosi a carico del noto imprenditore mafioso Rosario Cascio Rosario, con decreto del 21 giugno 2011 ha disposto, tra l’altro, la confisca della Atlas Cementi S.r.l., società costituita nel 1987 proprio da Becchina e della quale Cascio era entrato a far parte nel 1991.

IL SEQUESTRO

Con il decreto sono stati sottoposti a confisca: 2 compendi aziendali, 38 fabbricati, 4 automezzi, 24 terreni, nonché conti correnti, appartamenti ed uffici molti dei quali facenti parte dello storico settecentesco Palazzo dei Principi Tagliavia-Aragona-Pignatelli di Castelvetrano la cui edificazione si fa risalire a Federico II, nei secoli successivi eletto a residenza nobiliare del casato Tagliavia – Aragona – Pignatelli, principi di Castelvetrano: difficile quantificare il valore dei beni in sequestro d’interesse storico – architettonico, che, comunque secondo gli investigatori e stimabile in svariati milioni di euro.

Adduso Sebastiano

(le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

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